| Forma | Rotonda (vastedda); è realizzato anche il filone, allungato |
| Dimensioni | Diametro di circa 25-30 cm, altezza circa 10 cm |
| Peso | 1 Kg (presenti anche pezzature da 1,5 Kg e 0,5 Kg |
| Struttura | Crostra croccante e spessa, mollica omogeneamente alveolata |
| Componenti | Miscela di semola di Grano duro integrale e semola della varietà timilia, lievito naturale (biga), sale, acqua, sesamo |
| Note | L’impasto è realizzato con semola, lievito naturale (biga, impasto acidificato residuo del giorno prima) ed acqua (circa 50 % rispetto alla semola); al termine dell’impasto segue un periodo di riposo di circa un’ora, la spezzatura e formatura manuale ed una ulteriore fase di lievitazione di altri 60 minuti. Le forme sono cotte in forni a legna alimentati con legna di ulivo, per un’ora circa. Il “Pane nero di Castelvetrano” è ottenuto con materie prime di origine locale (una miscela di semola rimacinata integrale di grano duro e della semola di una particolare varietà di grano, la timilia o tumminia). Il Pane nero di Castelvetrano è stato recentemente oggetto di un’attività di promozione, che ha visto riunire i pochi panificatori che ancora oggi lo producono, nel Consorzio Panificatori “Pane nero di Castelvetrano”. Quest’ultimo, sostenuto dall’associazione internazionale Slow Food e dalla Regione Siciliana – Assessorato alla Cooperazione, Commercio, Artigianato e Pesca- si prefigge lo scopo di tutelare la produzione di pane per mezzo dell’ottenimento delle deroghe necessarie per l’utilizzo degli strumenti tradizionali, nonché di valorizzare e promuovere il prodotto. Il pane realizzato con la tumminia era un tempo diffuso in tutta la Sicilia ed era considerato un prodotto di secondaria importanza. La tumminia è una varietà di grano duro a ciclo breve (anche detto grano marzuolo). Veniva seminata o come ringrano o quando le annate piovose non consentivano la semina nel periodo autunnale. |